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Questo articolo fa parte della Sezione di Scritti a cura dei Dottorandi di Ricerca

"Teorie e scritture dell'architettura contemporanea" Vai  all'indice di tutti gli articoli  >>


Il seminario condotto da Antonino Saggio  ha inteso fornire uno spaccato critico su alcuni testi recenti di Teoria dell'architettura contemporanea e allo stesso aprire la riflessione sul rapporto tra teoria e pratica progettuale all'interno dell'attività dei partecipanti, A partire dal testo analizzato e commentato in ciascun articolo è presente un progetto architettonico che serve ad esemplificare, seppure parzialmente, alcuni nessi tra elaborazione teorica e ricerca progettuale di ciascun dottorando di ricerca.


Dottorato di Ricerca in

Composizione Architettonica (Teoria dell'architettura)

Facoltà di Architettura Ludovico Quaroni – La Sapienza Roma

Direttore Lucio Barbera

 

 


VADEMECUM PER UNA NUOVA ARCHITETTURA

di Francesco De Luca

Al pari del coltellino svizzero questo testo rappresenta uno strumento poliedrico e combinatorio, user friendly nell’utilizzo, indispensabile  per chiunque operi nel campo dell’architettura, progettista, critico o teorico che sia, e abbia la coscienza se non la convinzione che qualcosa di nuovo sta succedendo. Il  dizionario è uno strumento polivalente utile sia per approfondimenti sui temi dell’architettura e della cultura contemporanea attraverso collegamenti fra le voci, sia per curiosità enciclopedica sui singoli argomenti. Una sorta di viaggio ipertestuale verso una meta ma senza un percorso dove spesso cercando una cosa se ne scopre un’altra. L’imponente apparato iconografico affianca degnamente le descrizioni e gli approfondimenti di elevato spessore culturale e scientifico, e insieme ci parlano di una architettura che agisce “maggiormente in termini di paesaggio piuttosto che costruzione, di natura piuttosto che occupazione, di integrazione piuttosto che superimposizione” e si manifesta attraverso “processi piuttosto che presenze, forme aperte piuttosto che progettazioni chiuse, strategie operative piuttosto che pezzi finiti”.

 

 

  Manuel Gausa, Vincente Guallart, Willy Muller, Federico Soriano, Fernando Porras, Josè Morales Jean Louis

  the metapolis dictionary of advanced architecture, Actar, Barcellona2003,( pp 687)
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il metapolis dictionary of advanced architecture identifica nuove intenzioni, nuove aspirazioni architettoniche, e un nuovo panorama sociale e culturale. Contribuisce al formarsi di una visione che è globale ma non necessariamente assoluta, di qualcosa che già esiste e che si mostra come una nuova azione architettonica.

Vengono esposti nuovi criteri, strumenti, concetti ed obiettivi col fine di far maturare i punti di vista e le idee nei confronti della nuova architettura, che è definita avanzata per il suo spirito innovativo ed anticipatorio, e che è descritta con aggettivi inusitati per la disciplina quali gioiosa, esplicita, estroversa, esultante.

Una architettura basata su teorie non univoche, non determinate, non universali, ma piuttosto sfaccettate, eperte e composite.

Da questo punto di vista va anche riletta la diversità degli autori (Manuel Gausa, Vincente Guallart, Willy Muller, Federico Soriano, Fernando Porras, Josè Morales) e degli innumerevoli contributi di architetti, teorici, critici, designer, ingegneri e filosofi, che ne aumentano la completezza dei punti di vista e l’ampiezza degli argomenti trattati.

Il dizionario è la versione tradotta in inglese ed ampliata della versione spagnola Diccionario Metapolis Arquitectura Avanzada pubblicato in seguito al convegno-workshop MET 2.0: trailer de ideas para una Arquitectura Avanzada, tenutosi a Barcellona nel 2000.

 

Il dizionario è organizzato su più livelli: un dizionario alfabetico, il principale, dove in maniera consueta il percorso va dal particolare al generale, e dove è possibile trovare link a gruppi di termini relazionati; un dizionario ideologico, dove gruppi di termini analoghi vengono raggruppati e riferiti ad idee e concetti principali, quindi dove il percorso va dal generale al particolare; un dizionario sintetico che organizza i concetti in riferimento a parole chiave, organizzato per brevi frasi nella forma di aforismi e motti.

Il testo può essere quindi utilizzato sia in maniera lineare cioè gerarchica, sia ipertestuale.

 

Il testo preso in esame si inserisce nell’attuale dibattito sull’architettura e sulla città contemporanea nell’era della società basata sull’informazione e influenzata dalle nuove tecnologie, dalla new economy, con particolare riguardo per l’ambiente e per l’individuo.

In base allo sviluppo nell’epoca post industriale, che ha visto le città crescere per lo più al di fuori di tutti i tentativi di zonizzare la sua superficie e standardizzare le sue costruzioni, le  entità urbane sono sempre meno collegate in termini di gerarchia e  progressivamente meno relazionate a circostanze spaziali o contestuali e contemporaneamente sempre più associate a dinamiche dislocate e fluttuanti e referenziate alle relazioni variabili di funzioni come residenza-produzione-servizi-svago.

Di conseguenza l’architettura si sta trasformando dall’interpretazione di modalità di progettazione e composizione in una serie di processi di ibridazione di culture e discpline, di tecniche di generazione e controllo della forma, di interazioni complesse e multiple con il paesaggio e il contesto. Al centro del dibattito è l’idea di architettura come interfaccia per interazioni con il fruitore e fra i fruitori, una achitettura che incarna altresì l’idea dell’evoluzione, dell’organismo, dei flussi, e le loro definizioni spaziali, una architettura aperta, un sistema operativo, basata anche su informazioni sotto forma di dati processuali dinamici in fase di progettazione e di dati informativi e performativi scambiati interattivamente con l’utente. Un altro aspetto chiave è la capacità dell’architettura di fondere istanze locali con riferimenti globali, di essere luogo e sistema allo stesso tempo, di unire logiche astratte a risultati singolari, di essere cioè locale e globale allo stesso tempo.

 

Ai fini della comprensione e della illustrazione della teoria sottesa nel testo è stato scelto un sistema di analisi di questo attraverso l’utilizzazione di due chart paralleli che al tempo stesso elencano i concetti principali della teoria ed esaltano le differenze con pensieri e pratiche più o meno antecedenti in termini cronologici.

 

Partendo dagli elementi o termini principali del testo, cioè Metapolis e Architettura Avanzata sono stati impostati i chart Metropoli - Metapolis e Architettura - Architettura Avanzata. In questo modo la teoria sottesa nel testo, in accordo con la sua caratteristica di essere non univoca, non determinata, non universale ma piuttosto sfaccettata eperta e composita, prende forma attraverso i vari tasselli che la compogono e che possono essere rimontati in molteplici modi, attraverso molteplici percorsi.

 

 

 

METROPOLI               METAPOLIS                       ARCHITETTURA                ARCHITETTURA AVANZATA

 

 

Gerarchica                    Aperta                                    Esiti                                       Processi

 

Contesto                      Campi                                    Prefigurazioni                       Azioni                           

 

Crescita                        Combinazioni                       Composizione/Posizione         Disposizione

                                                                                                                         

Locale/globale             “Glocale”                              Progettazione                        Strategia

 

Luogo                           Iperluogo/Metaluogo           Costruzione                           Paesaggio

 

Analogica                     Digitale                                  Rappresentativo                    Dispositivo

 

 

 

Metropoli/Metapolis

 

La contemporanea Metapolis è una realtà che trascende e comprende, da diversi punti di vista, le metropoli così come le abbiamo conosciute noi fino ad oggi, generando un nuovo tipo di agglomerato urbano fatto di spazi e di relazioni  multiple eterogene e discontinue e, come già accennato, sempre meno collegate in termini di gerarchia, e sempre più aperte cioè non-chiuse, non-concluse, non-confinate, indeterminate e non-terminate, incomplete.

La Metapolis contemporanea  pùò essere paragonata ad un sistema evolutivo, cioè capace di crescere e di svilupparsi, mutare e trasformarsi, alterarsi, variare, deformarsi sotto l’ influenza di codici e regole interne quindi da fattori precisi e flessibili, determinati ed indeterminati al tempo stesso, e attraverso specifici bits di informazioni esterne, fortuite e contingenti, al tempo stesso previste ed imprevedibili.

 

  the metapolis dictionary of advanced architecture

Evolutivo (Evolutionary) – Manuel Gausa

 

Oggetto delle illustrazioni:

 

Dominique Jakob, Brendan MacFarlane,

Restaurant Les Georges, Centre Pompidou, Parigi, 2000

 

Gregg Lynn, Embryological House, 2000, progetto

 

FOA, Virtual House, 1997

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il concetto di aperto richiama quello di multicittà. La multicittà è la città policentrica che può essere concepita come una serie di attrattori. Se la città tradizionale ha svluppato una struttura di crescita organica che ha, a sua volta, informato le classiche tecniche di pianificazione costruite su modelli di centralità, omogeneità, continuità, gerarchia, la città contemporanea esposta all’instabilità dei modelli di produzione tardo capitalisti, non può mantenere la rigidità di una struttura organica che articola i fenomeni urbani all’interno di una struttura unica. L’organizzazione territoriale disintegra il corpo urbano con il fine di estenderlo oltre i confini territoriali moltiplicando le centralità.

Questa liquefazione della struttura urbana enfatizza una crescita discontinua e disarticolata.

Le città costruite come una serie di attrattori sfidano sia le leggi gravitazionali che i modelli urbani tradizionali, e i modelli decentralizzati ed isotropici delle città moderne.

All’interno dei modelli urbani emergenti, le dialettiche centro-periferia esterno-interno lasciano il posto a sistemi policentrici e non gerarchici, sistemi di reti o rizomi, più capaci di operare efficacemente in sistemi instabili. La città è costruita su linee di movimento o di connessione, più topologicamente che geometricamente.

 

 

Interferred Urbanscape

Concorso Europan 6 – Praga 2001

Studio Interzona – F.De Luca,

C. Costanzelli, A. Di Giacomo,S. Posti

 

La genesi morfologica dell’intervento

scaturisce da un processo di

interferenze dinamiche delle forze

sotto forma di flussi e dei campi

sotto forma di attrattori presenti

sull’area semiperiferica Smichov

a Praga. I flussi presenti sull’area

ex industriale in via di dismissione,

costituiti dalle pricipali arterie di

comunicazione stradale, dalla

ferrovia e dal fiume sono stati fatti

interagire con i campi gravitazionali

delle emergenze edilizie da

conservarsi,

per mezzo di sistemi di dinamica e

di simulazione computerizzata

all’interno di avanzati  programmi di

modellazione 3D ed animazione.

Il prodotto è stato un sistema

rizomatico nel quale al variare delle

singole condizioni si modificava la

morfologia del tutto. In questo modo

il progetto non è più il risultato

di un percorso univoco,

ma rappresenta

una delle innumerevoli configurazioni

possibili, enfatizzando l’instabilità e la

mutabilità come caratteristiche

di qualità.

Attraverso i deformatori spaziali,

 in questo modo, si è formato un sistema

complesso di elementi fortemente

influenzati dal sito e  che a loro

 volta hanno generato un paesaggio

nel paesaggio senza più distinzioni

fra forze naturali ed artificiali,

fra elementi costruiti e spazi aperti.

 

 

 

 

 

 

Quindi il termine Metapolis definisce questa nuova e sfaccettata dimensione della città contemporanea.

Se la vecchia nozione di Metropoli rispondeva alle logiche della produzione meccanica degli oggetti cioè ad una crescita fisica ed espansiva, la nozione di Metapolis si riferisce ad una matrice di sviluppo poliedro, diversificato ed elastico, prodotto all’interno di una struttura cangiante e multisfaccettata, generata oltre la mera dimensione fisica e geografica, dove l’idea del contesto viene soppiantata da quella di campo.

L’idea di campo relazionata ad un ambiente e non ad un contesto suggerisce una condizione del progetto contemporaneo nuova, più aperta e più astratta, flessibile e ricettiva che si pone in diretto rapporto con l’ambiente, lontano dalle posizioni e imposizioni moderniste. Il campo diventa uno scenario di forze e tensioni, di azioni. Il progetto prima e l’architettura poi instaura un rapporto dinamico con queste entità sotto forma di interazione rizomatica con gli attrattori dello scenario, esaltando le forze libere degli spazi vuoti, in una serie di mutazioni che costruiscono uno scenario mai uguale a se stesso . In questi campi la forma non è il prodotto di un processo lineare e neanche di leggi statistiche. Le varie topografie non sono stabili e dipendono dalla loro flessibilità e capacità di integrare fluttuazioni alla scala locale con ordini alla scala globale.

 

  the metapolis dictionary of advanced architecture

Campo (field) – Manuel Gausa

 

Oggetto delle illustrazioni:

 

Stan Allen, Diagrams of field conditions, in

AA VV, Fields, the Berlage Cahiers 5, 95-96,

010 Publishers, Rotterdam 1996.




 

 

 

 

 

 

La Metapolis non è più soltanto espresssa in termini di crescita ma anche di combinazioni, combinazioni che pongono in evidenza processi a base di informazioni, dinamici e incerti, fatti di interazioni con il territorio e con altri territori, con il luogo e con altri luoghi.

La capacità combinatoria degli strumenti contemporanei è importante per il suo carattere moltiplicativo in relazione con l’idea di cambiamento e diversità. Al contrario del concetto di crescita lineare i sistemi combinatori moltiplicano in maniera sinergica le potenzialità di accrescimento, rivolgendosi non soltanto verso l’esterno dell strutture urbane ma anche al loro interno, potenziando in questo modo su più livelli i nuovi modelli di interventi e di sviluppo. Il sistema porta in maniera dinamica alla produzione di ibridazioni ed ambiguità e allo sviluppo per accumulazione di layer diversi ma interrelati, caratteristiche fra le principali della Metapolis contemporanea.

 

  the metapolis dictionary of advanced architecture

Combinazioni/Combinatorio (Combinations/Combinatorial) – Manuel Gausa

 

Oggetto delle illustrazioni:

 

WMA Willy Muller Arquitectos,

Europan 6, Barakaldo (Vizcaya, Spagna), 2001.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’idea di Metapolis è quella di un vibrante sistema che è simile, generico e ricorrente ad una scala globale  e che è diversificato e specifico ad una scala locale, definito da relazioni tra movimenti ed eventi che sono simultaneamente interrelati ed autonomi.

Una struttira che è al tempo stesso analoga e differente.

Una struttura di dinamiche simili alla scala globale, e di situazioni diverse alla scala locale, fatta di collisioni, giunzioni ed intersezioni che estemporaneamente genera una grande varietà di combinazioni specifiche e plurali, di dispositivi attuativi “glocali”.

“Glocale” simultaneamente locale e gobale, è qualsiasi evento che risponde a specifiche locali e interconnette con il globale, generico e specifico.

 

  the metapolis dictionary of advanced architecture

dispositivo di concentrazione   (concentration devices) – Manuel Gausa

 

Oggetto delle illustrazioni:

 

Cristina Diaz Moreno, Efren Garcia Grinda,

Tower in Las Vegas, Corvera de Asturias

(Spagna), 2000, concorso.

 

MVRDV,

Donau City (Kissing Towers),

Vienna 2002,

Concorso, secondo premio.

 

NL,

Y Building, Flower Tower,

Amsterdam 1999.

 

Neutelings – Riedijk,

Java Eiland Apartments,

Amsterdam 1998.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La città contemporanea non può essere più assimilata ad un singolo luogo ideale, da essere completato o ricostruito, e nemmeno ad un unico modello formale possibile, ma piuttosto deve essere considerata come uno spazio multiplo decomposto e smembrato, dinamicamente indefinito, non finito, fatto da elementi coesistenti interattivi e collegati, e da sistemi evolutivi.

Nello stesso modo in cui facciamo riferimento ad una società plurale, dovremmo parlare di città multipla, di multicittà.

La città non è più una isola, ma un sistema di città interconnesse, di città dentro la città. Questa è l’essenza della Metapolis contemporanea. Un iperluogo, un luogo di luoghi.

 

Il territorio di questa nuova Metapolis è, quindi, un complesso sistema di relazioni ed eventi simultanei determinato sulla bese di maggiori o minori effetti delle combinazioni possibili tra successivi livelli di attività e il sistema strutturale di reti  a larga scala che li articolano. Livelli e reti nei quali accadono processi ed azioni, e fra i quali compaiono zone di transizione, in una logica appartenente ai sistemi digitali e alle loro caratteristiche che li differenziano da quelli analogici.

Il mondo digitale ci annuncia uno spazio ricco di nuove possibilità allo stato embrionale, uno spazio più aperto a nuovi programmi, nuovi sistemi e nuovi strumenti, capace di sintonizzarsi, di reagire e di mutare nel reale, cioà di agire e di interagire.

 

  the metapolis dictionary of advanced architecture

Processo (Process) – Vincente Guallart

 

Oggetto delle illustrazioni:

 

Eduardo Arroyo (NO.mad Arquitectura),

Europan 5, hybridisation process 001,

Barakaldo, Spagna 1999, concorso primo premio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo preannuncia un nuovo  periodo in architettura che implicitamente implica concetti inaspettati in tutto quello che ha a che fare con una natura statica delle cose ed una percezione statica dello spazio. Concetti come la continuità dei sistemi fluidi, la dematerializzazione delle strutture, la variazione reale e virtuale della forma e la possibilità di programmarne i movimenti, il cambiamento dei caratteri e dell’immagine interna ed esterna e la sua connessione con strutture di dati in evoluzione, che si trasformano, e trasformano le proprietà a loro collegate, in tempo reale.

Mutazioni programmate basate su processi di dati e di informazioni. Nel futuro c’è la possibilità di pensare ad una natura più astratta delle forme e dei processi che le generano, fatte di esperienze reali e simulazioni virtuali prodotte in un universo di dati vettoriali digitali.

Il digitale si manifasta attraverso sistemi asincroni piuttosto che continui, di reti multiconnesse piuttosto che di griglie fisse, che permettono elevati livelli di interattività basati sullo scambio di informazioni, organizzando spazi relazionali.

I sistemi asincroni enfatizzano la discontinuità dei fatti urbani nella citta contemporanea non più organizzata per aree omogenee o sistemi lineari, ma con la logica del discreto e del frammento a sua volta riconnesso in una rete di relazioni.

 

 

Digital Cities - Concorso Città: Terzo Millennio

Biennale di Venezia 2000 - Progetto Selezionato

Studio Interzona – F.De Luca

 

  Queta  interpretazione concettuale tende a sottolineare

quello che abbiamo definito la digitalizzazione delle città e

cioè il trasformarsi di queste da un pattern analogico

ad uno digitale. Il lavoro, presentato attraverso 4 semplici

animazioni di immagini catturate da citycam in rete,

descrive altrettanti concetti. Asincron(i)city : oggi

le varie funzioni della città e le abitudini delle persone stanno

perdende sempre di più le loro relazioni temporali, dandosi in

questo modo la possibilità di ripensare in nuovi e differenti

modi l’organizzazione delle città. Spatial uncertainty: il

crescere incontrollato delle città e degli scarti del suo espandersi

rappresentati da vuoti e aree in disuso, e l’evvento delle

nuove tipologie atopiche, generano fenomeni di incertezza

spaziale, enfatizzati anche dal proliferare di sistemi e reti digitali.

Interchangeable perceptions: questo concetto sottolinea

la tendenza nelle nostre metropoli  della trasformazione delle

organizzazioni spaziali, da sistemi continui ed unitari a

configurazioni discrete e frammentate, nello stesso modo in

cui i sistemi digitali sono basati, mostrandoci i termini di confronto

con cui progettare parti ed elementidelle città. Mutable events: 

il quarto concetto ci evidenzia come non c’è più solo un modo

univoco per collegare un edificio o un sito e le funzioni contenute,

aprendo la strada a nuove forme di interattività fra ambienti,

edifici e fruitori, e indicando agli architetti e progettisti nuovi strumenti

per progettare luoghi per lavorare, abitare eper il tempo libero.

 

 

 

 

 

 

Se prima si parlava di spazio pubblico adesso si parla di spazio relazionale. Questo è uno spazio realmente collettivo aperto agli stimoli e alle attività. Non più uno spazio di arredo urbano cioè una sorta di ambiente neo-monumentale basato su progetti chiusi e su immagini pure e finite, ma piuttosto uno spazio di nuovi paesaggi, di interazione e adattabilità, non più progetti formalizzanti e modelli civici ma piuttosto strumenti informali e situazioni ibride.

 

 

 

Architettura/Architettura Avanzata

 

Una azione o una architettura avanzata viene definita come qualcosa di proiettivo, propositivo e anticipativo.

Una architettura i cui valori esplorino proiettino applichino e diffondano idee potenzialmente più qualitative operative e complesse.

Una archtettura basata su scambi, mutazioni, relazioni, informazioni, dati, sistemi evolutivi, eventi, l’idea di cambiamento e di processo.

 

 Architecture as Data-Form

Concorso Information Technology

And Architecture - 2001

Studio Interzona – F.De Luca,

C. Costanzelli

 

  Il punto di partenza di questo progetto

è duplice. Pensando al modo in cui

possiamo relazionare l’architettura

con l’Information Technology si sono

studiati nuovi processi progettuali generati

attraverso l’utilizzazione di programmi di

modellazione, animazione e simulazione.

 Questi ci danno la possibilità di ripensare

l’architettura attraverso specifici strumenti

che appartengono al mondo digitale da un

lato, e ci suggeriscono relazioni che

concettualmente collegano questi strumenti

e le loro potenzialità con l’influenza che

l’Information Technology sta avendo sul

modo in cui progettiamo e viviamo

l’architettura. Il lavoro presentato è una

idea concettuale per un information center.

Al centro di questa idea è la mutabilità della

forma archietettonica in relazione alla

utilizzazione delle varie funzioni al suo

interno e al flusso degli utenti. Il progetto

parte considerando le funzioni come elementi

o primitive che combinandosi insieme in diversi

modi come corpi morbidi sospesi in un

ambiente fluido di dati elettronici, formano

differenti configurazioni del medesimo oggetto.

In un secondo momento la forma continua a

modificarsi in funzione dei flussi di utenti

considerati come energia fluida che stressano

lo spazio in continuo cambiamento attraverso

la flessibilità dei movimenti. Inoltre la superficie

agisce come una membrana interattiva soffice

e pieghevole che scambia informazioni con il

mondo fisico. Il risultato finale è una forma-dati

che può avere configurazioni multiple in un flusso

dinamico di dati, la quale costituisce il nuovo

vestito mediatico dell’architettura.

 

 

 

 

 

 

 

L’idea di processo prende parte sia nella fase di progettazione che durante la vita stessa degli organismi architettonici. L’architettura viene definita come un processo per generare spazi abitabili, è una pratica proiettiva sia come prefigurazione sia come creazione di relazioni tramite traiettorie, ed è considerata viva nel momento in cui una volta finita la sua costruzione ed è abitata, si inserisce in un processo di trasformazione ed interazione con gli abitanti che la vivono e con l’ambiente con cui dialoga.

 

Il processo è un evento dinamico, definisce ambienti mutevoli ed eventi correlati caratterizzati dalla costante variazione degli scenari e delle configurazioni, generando mutazioni, dove la mutazione è un cambiamento, il prodotto non finito di un processo, una variazione ed una trasformazione dinamica come risultato di un percorso evolutivo, graduale od improvviso, prodotto da azioni generative e movimenti animati.

Gli organismi che ne derivano hanno sembianze più corporee che meccaniche grazie alla fusione del corpo e dall’architettura per mezzo dei media elettronici.

La stessa genetica della forma tramite processo ci indica la presenza di una molteplicità di possibilità che informano arricchendolo il progetto contemporaneo come momento di sintesi delle forze e delle azioni in atto.

 

  the metapolis dictionary of advanced architecture

Mutazione (Mutation) – Fernando Porras

 

Oggetto delle illustrazioni:

 

1 - Trasformation of a frog into Apollo,

In Arc+  119-120

 

2 - Vincente Guallart con Max Sanjulian,

Concorso per un audidorium e un centro conferenze,

Pamplona (Navarra), Spagna 1998

 

3 - MVRDV,

WoZoCo’s Housing,

Amsterdam 1997

 

4 - Gregg Lynn,

Artist Space Gallery,

Soho, New York 1995

 

5 - NL,

Het Funen,10 individual houses,

Amsterdam 1999

 

 

 

 

 

Le prefigurazioni dell’architettura tradizionale vengono sostituite dalle azioni della architettura avanzata.

Le azioni piuttosto che le prefigurazioni esprimono un approccio alle caratteristiche dell’architettura da posizioni mutevoli ed instabili, non determinate a priori, ma piuttosto dipendenti da fattori ambientali, fattori emozionali, elementi casuali e di diversa natura. L’azione è un modo di concepire l’architettura come una espressione della realtà più che una evocazione di sistemi artificiali utilizzati dal’uomo.

Le azioni quindi generano eventi ed interazioni, ed hanno quindi una spiccata tandenza operativa.

Gli eventi instaurano relazioni singolari con lo spazio e le interazioni sono trasmissione di informazioni trasferite e trasformate fra scenari differenti e simultanei.

Le azioni assumono valore predominate nei confronti dello spazio che perde le sue caratteristiche di connotazione in favore di quelle di denotazione, quindi si parla sempre più di spazi configurati che non prefigurati attraverso interconnessioni con gli utenti e con gli eventi.

 

Virtual into Real - Concorso Virtual Museum

 Newitalianblood.com 2001 – Premio Speciale Open

Studio Interzona – F.De Luca

 

Il lavoro presentato al concorso per il VM focalizza

uno degli aspetti del fenomeno del virtuale.

Questo espetto è la sovrapposizione tra

reale e virtuale, fenomeno che sta  influenzando

 profondamente già da lungo  tempo la nostra

sociatà e quindi il nostro modo di vivere. Anche senza

accorgercene ogni giorno  utilizziamo oggetti oppure

comunichiamo per svago o per lavoro attraverso sistemi in cui

 è elemento predominante la compresenza di reale e virtuale.

Potremmo anche dire che il virtuale non è qualcosa di

 diverso dal reale, è una dimensione del  reale,  non una

semplice simulazione che serva a sostituirlo. Forse una

delle sperimentazioni più  interessanti in questo momento,

oltre quella che porta dal reale al virtuale, è anche

quella  che li contiene entrambi e che li mette a confronto,

 trasformando ogni componente in funzione  dell’altra.

 Per cui abbiamo cercato di immaginare , di elaborare il VM come

qualcosa di reale ma con un funzionamento e con dei

comportamenti tipici dei sistemi virtuali, dove le parole

chiave sono due: interattività e soggetività.

Il visitatore attraverso l’utilizzazione di un minicomputer

collegato al sistema centrale potrà conoscere

 il proprio percorso diverso da quello di altri utenti,

variabile di momento in momento in base alle scelte

fatte da altri visitatori contemporaneamente,

 interagendo da un lato con l’esposizione e con altri visitatori 

in nodi di eventi comuni, e dall’altro con le stesse opere d’arte. Il VM funziona

praticamente come una sorta di adventure game con percorsi, passaggi ed

 eventi dal quale ogni visitatore ne trarrà una esperienza diversa. 

 

 

Passando a dei concetti più operativi troviamo la contapposizione tra i termini composizione, posizione e disposizione.

In rapporto alla tradizionale idea di ordine che ha caratterizzato l’interpretazione classica dello spazio, basata appunto sul concetto di composizione come insieme di relazioni gerarchiche, il pensiero moderno ha proposto un ordine alternativo associato ad una interpretazione relativistica di spazio e di tempo, basata invece sul concetto di posizione inteso come liberazione dalle gararchie e strumento di misurazione e rapporto fra gli oggetti.

I cambiamenti nel paradigma contemporaneo ed una nuova idea di tempo, portano ad un nuovo ordine informale, più elastico, basato sul concetto di disposizione, aperto a variazioni individuali, alla diversità. Il concetto di disposizione risponde ai parametri ricorrenti della molteplicità, della mutabilità, della discontinuità e dalla irregolarità, e genera organizzazioni spaziali basate su patterns e tessiture come matrici di pixels di uno schermo.

 

  the metapolis dictionary of advanced architecture

pixels – Willy Muller, Manuel Gausa

 

Oggetto delle illustrazioni:

 

1, 2 – Arturo Frediani (con SOB Arquitectos),

Torrent Ballester Park, Viladecans (Barcellona) 1997.

 

3 – Eduardo Arroyo (NO.mad Arquitectura),

Desierto Square, Barakaldo (Vizcaya) Spagna 1999.

 

4 - Eduardo Arroyo (NO.mad Arquitectura),

Concorso per un auditorium (finalista), Pamplona (Navarra), Spagna 1999.

 

5 – Vicente Guallart,

House of seven peaks, La Pobla de Vallbona (Valenzia), Spagna 1998.

 

6 – ACTAR ARQUITECTURA,

Europan: 400 housing units (finalist), Ceuta, Spagna 1999.

 

7 – NL ARCHITECTS,

Flat city housing, Leidsche Rijn, Paesi Bassi 1998.

 

8 – MVRDV,

Project BUGA 2001 + Plant City, Postdam, Berlino 1997

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’architettura avanzata è una architettura aperta, non deterministica, non chiusa, non finita e non prefigurata, non limitata nei suoi movimenti , capace di operare oltre i confini e le tradizionali dicotomie, con il contesto, con il luogo  con la città con la geografia, concepita come un sisema operativo piuttosto che come una progettazione chiusa, come una logica di processo piuttosto che come una estetica, come una strategia piuttosto che come una composizione.

La startegia fa riferimanto a logiche globali, un sistema astratto, capace di dirigere operazioni. Oggi la figura dell’architetto non può essere più vista in termini di produttore di oggetti ma piuttosto come uno stratega di processi. Non si tratta più di progettare una forma, definendola e completandola, ma provvedere ad organizzare le regole del gioco. L’architetto sviluppa logiche evolutive per strutture virtualmente non finite, come quella della città stessa, in costante mutazione, rinnovo e modernizzazione.

Nei progetti è necessario andare oltre la semplice reificazione, bisogna trasformare la progettazione in un gioco di strategie. Il gioco, come la progattazione è un esercizio di abilità di furbizia e di capacità combinatoria, non sempre prevedibile e soggetto a cambi fortuiti delle regole del gioco stesso. E’ un atto di negoziazione, di mediazione, di astrazione. Si prediligono in questo modo i diagrammi ai disegni.

 

  the metapolis dictionary of advanced architecture

diagrammi (diagrams) – Stan Allen  (contributo di)

 

Oggetto delle illustrazioni:

 

1 – Ore di punta e assemblaggio di programmi, Yokohama, Giappone 1992, in OASE 48, 1998.

 

2 – FOA, International port terminal, Yokohama, Giappone 2002.

 

3 – MVRDV, Villa KBWW, Utrecht, Paesi Bassi 1997.

 

4 – Vincente Guallart, House of seven peaks, La Pobla de Vallbona (Valenzia), Spagna 1998.

 

5 – Vincente Guallart, Willy Muller; Città di giustizia, Valenzia, Spagna 1998.

 

6 – Eduardo Arroyo (NO.mad Arquitectura), Parco gioco bambini, Sodinka, Spagna 1997.

 

7 – ACTAR ARQUITECTURA, Rail system, slipping diagram, 1996.

 

8 – Vincente Guallart, Ampliamento di un campeggio, La Pola de Gordon, Spagna 1999.

 

9 - ACTAR ARQUITECTURA, Barcelona land grid, 1998.

 

10 - ACTAR ARQUITECTURA, Graz-Maribor corridor, 2000.

 

11 – Willem Jan Neutelings, New boomerang outline, Barcellona 1990.

 

12 – OMA, Centro internazionale Euralille, Lille, Francia 1996.

 

13 – Njiric + Njiric, Ipermercato Baumaxx, Maribor, Slovenia 1998.

 

14 - Njiric + Njiric, International port terminal, Yokohama, Giappone 1996 

 

 

 

 

 

L’intero pianeta è una città,  spazi pieni e spazi vuoti devono essere progettati con lo stesso livello di interesse.

Si pensa maggiormente in termini di paesaggio piuttosto che costruzione, di natura piuttosto che occupazione, di integrazione piuttosto che superimposizione.

L’ibridazione di culture nature e processi, porta ad una maggiore complessità di proposte e apre a nuove linee di azione.

Il paesaggio non ha più rapporti di scala e non ha più a che vedere con l’idea di verde, di aperto e di vuoto, ma si è cristallizato nell’architettura.

E’ riferito a ciò che è fra le cose più che alle cose stesse, lo spazio pubblico è il suo obiettivo.

Il paesaggio diventa uno strumento per operazioni di land-arch, intesa non più come l’architettura del paesaggio, ma il paesaggio dell’architettura, il cui prodotto è uno spazio ibrido naturale/artificiale.

 

  the metapolis dictionary of advanced architecture

Naturale/artificiale  (naturartificial) – Federico Soriano, Manuel Gausa, J. A. Ballesteros (contributo di)

 

Oggetto delle illustrazioni:

 

1 – Artengo- Menis-Pastrana,

Piscina naturale,

San Miguel (Santa Cruz de Tenerife), Spagna 1987.

 

2 – Vincente Guallert,

Vegetal El Corte Ingles,

Barcellona 2000.

 

3 – ACTAR ARQUITECTURA,

M’House Houses, 2000.

 

4 – S&Aa (Soriano-Palacios),

Concorso per un auditorium e un centro conferenze,

Pamplona (Navarra), Spagna 1998.

 

5 – Abalos & Herreros,

Green House, Madrid 2001.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Infine, oggi ci confrontiamo con lo sviluppo di forme architettoniche il cui effetto non è più strettamente legato alla loro presenza, ma al loro operare come strumenti, come dispositivi, e attraverso il quale si manifestano.

Il progetto architettonico non raggiunge più la sua finalità nella semplice esistenza, cerca di produrre effetti al di fuori di se stesso.

Il termine dispositivo descrive una architettura nuova, una architettura attiva, in opposizione al termine rappresentativo che ha tentato, per il suo verso, di rappresentare il chaos urbano, le matematiche frattali, la decostruzione, la cibernetica, la biologia, la decomposizione e dematerializzazione del mondo.

Quindi il termine dispositivo applicato all’idea di progetto fa riferimento a strategie operative capaci di esaltare sviluppi combinatori ed evolutivi basati su logiche aperte, producendo nuove opportunità per una architettura capace di produrre una serie di risultati ottenuti combinando situazioni individuali ed eterogenee in nuovi scenari plurimi.

 

  

Random Walks

Concorso Designing the High

Line Competition – New York 2003

Studio Interzona – F.De Luca,

L. Floriani

 

Il progetto per il riuso della ferrovia sopraelevata

 urbana High Line nel west

side di New York da molto tempo in

disuso si articol secondo tre

momenti principali.La time line funzionale

agisce come una sorta di dispositivo di

condensazione di attività,

 ibridizzando le varie funzioni in accordo

con il carattere puntuale delle differenti zone e

sovrapponendo attività che

esaltano il piacere del vivere urbano.

Il programma non-lineare combina i vari caratteri

della nuova High Line secondo

una logica aperta, distribuendo cioè in combinazioni

plurime le funzioni principali, dando

 in questo modo la possibilità di

vivere questa arteria cittadina

attimo dopo attimo e passo dopo

passo in maniera diversa.Il paesaggio continuo

crea una connessione diretta fra il suolo urbano e la

piattaforma multilivello della High Line per mezzo di

rampe di entrata e di livelli intermedi.

Questi creati topologicamente attraverso operazioni di

cutting, folding, looping e skinning si

 deformano per raggiungere i percorsi aerei, esaltando

l’uso del nuovo territorio da parte dei

visitatori come un paesaggio naturale/artificiale.

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

            francesco.deluca@uniroma1.it

 

 

 



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