I Ciclo: Líimpatto dellíinformatica nella città e nella ricerca architettonica contemporanea. Il World Wide Web
Terza Lezione:
Informazione e architettura
17/03/2003
Approfondimenti a cura degli StudentiRivoluzione Informatica in ArchitetturaEsisto in quanto rappresento
Esisto in quanto funziono
Esisto in quanto InformoIl problema della " Coscienza " estetica
Il Problema della Crisi e della Modernità
A. Il concetto Marsupiale dell'Informazione
Segui questo Intervento di A.S. (real Time 2 mega)
B. Architettura come Informazione
C. Concetti derivati dalla Pubblicità
D. Il concetto di Modernità
E. La sfida per l'architettura
Figure Retoriche
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Comunicazione Oggettiva
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Comunicazione Soggettiva narrativa
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diller e Scofidio Bad press
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Kiasma Holl
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To DO:
Leggi La Via dei Simboli
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al prof. Antonino Saggio
da Michele Lisena 03
Vorrei fare, in merito alla terza lezione su "Informazione e Architettura", una breve considerazione. Stando a quanto da lei detto "essere macchina funzionante è il valore fondamentale dell'architettura moderna". Credo che, nell'architettura moderna, fondamentale sia anche giustapporre "L' Architettura macchina" all'interno della "Città macchina". La "Città macchina", come "L'architettura macchina", deve funzionare. Le parti della stessa devono oggettivamente essere un "totale"di parti collaboranti. L'architettura contemporanea invece "informa", "comunica", "esprime", "narra" ed è, a mio avviso, in qualche modo soggettiva. All'interno della città "narrante" l'architettura è, credo, parteÝ "comunicante" e non "collaborante". Da ciò ritengo che scaturisca una città "somma" di parti e non "totale" di parti che esige una contestualizzazione dell'architettura non più oggettiva ma soggettiva.
ìLa torre dei serviziî: oggetto di architettura o prodotto
informatico?
Alessia Veneziani 03
Tralasciando le disquisizioni filosofiche su tale rapporto
complesso per rimanere nel campo della comunicazione per immagini, più
squisitamente attuale, mi è sembrato simpatico condividere questa
immagine. Sfogliando una rivista di architettura ho girato distrattamente
la pagina perché sembrava una semplice pubblicità, con ogni
probabilità, di tecniche edilizie, applicazioni per costruzioni
civili in cemento armato, solo successivamente ho capito trattarsi di un
oggetto più propriamente informatico. EMC2 Centriplex, server a
tecnologia Raid
(Frogdesign, Progetti e prodotti, in Domus 782, maggio
96)
ìUníarca solitaria in un paesaggio postindustriale a ricordo di un salvataggio biblico che traghettò líarca in un mondo nuovoî
Eí uníevocazione dovuta alla forma organico astratta
di questo showroom-deposito per legno; un progetto un poí datato di Baumschlager&Eberl
che si pone, un poí come il museo del mare di Piano ad Amsterdam, in un
periodo di trasizione tra ciò che è meramente funzionale
e la forma rappresentativa di un luogo o di una comunità. Esso presenta
un sistema organizzativo più vicino ad un' edilizia industriale
che a una forma libera, funzionale allo scopo cui è preposta ma
già elabora delle soluzioni, anche se ancora solo epidermiche,
di "pubblicizzazione" di se stessa; mostra nelle rifiniture esterne quella
precisione del lavoro artigianale, allusione alle tecniche manuali locali,
che si offre come servizio in questo edificio, fungendo così come
qualcosa di più di un particolare puramente decorativo.
PARLARE ATTRAVERSO METAFORE
LA FORMA DELLíARCHITETTURA NON DEVE ESSERE UNO SPAZIO, MA TRASMETTERE UN MESSAGGIO, NON RAPPRESENTA UNA FUNZIONE, MA NE SINTETIZZA IL SIGNIFICATO IN UNA METAFORA
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da
On 23-03-2003 22:51, "luca biagini" <lucabgn@virgilio.it> wrote:
ISSEY MIYAKE:
LA FORMA DI UN í IDEA
(INTERNI n. 508 ? gennaio febbraio 2001)
punto di vendita ?atelier-laboratorio
design by: Ronan & Erwan Bouroullec
IL CLIENTE PARTECIPA ALLA CREAZIONE DI UN ABITO A SUA MISURA
Eí LA METAFORA DEL SISTEMA INVENTATO DA MIYAKE PER RINNOVARE RADICALMENTE
IL MODO DI FARE ABITI
LíAMBIENTE Eí UN CORPO SENZA PELLE CHE MOSTRA IL RETICOLO DEL SUO SISTEMA
NERVOSO
UNA RETE DI TRASMISSIONE CHE MATERIALIZZA LíIDEA DI UN ABITO IN DIVENIRE
Dimensione Cognitiva
Cinzia Placco 03
Ciò che sta alla base è la rivoluzione linguistica che ha trasformato inevitabilmente il lessico figurativo dell'architettura, come quello di ogni altra arte; questa rivoluzione è prodotta dalla crisi Ñcopernicanaâ che ha investito ogni campo della comunicazione, a partire dallo stravolgimento operato dall'Informatica.
"Crisi" ( come ha precisato De Kerckhove) Ñderiva dal greco antico e significa valutare, giudicare o decidere. [...] Di fronte ad una crisi, molte persone perdono tempo a guardare il vecchio ordine che crolla [...], ma in tempi critici occorre giudizio critico per capire che la storia è quella che sta inziandoâ.
Lo consideriamo noi stessi quando ci soffermiamo a valutare quanto è accaduto anche sol o nellÇultimo decennio, e in uno sguardo più ampio, durante lÇarco di tempo che ci porta dal Beaubourg al Museo Guggenheim di Bilbao. La deflagrazione finale di una rivoluzione iniziata lentamente negli anni attraverso lÇavvento dei primi computers e che ha subìto unÇaccelerazione esponenziale con il world wide web, è lÇacme necessario ed inevitabile di un processo che interessa la struttura della società, se non addirittura la stessa struttura mentale dellÇ uomo: così come lÇimmaginazione è performante rispetto ai media, così i media lo sono rispetto a nuovi modi di pensare e di comunicare. Da qui la connessione di valori estetici e funzionali, non più alla ricerca di una gerarchia ordinata, ma in quanto elementi di una fitta rete che collegano in modo complesso lÇosservatore e lÇoggetto osservato.
Il World Wide Web in modo particolare, attraverso la possibilità
di operare trasformazioni nel reale tramite strumenti incorporei, diventa
simbolo di questa rivoluzione: lÇautomobilista contemporaneo crea quindi
la propria Smart; forse à in futuro prossimo - anche il proprio spazio.
Interessante, a mio parere, il contributo di Purini contenuto in "Spazi e maschere" (a cura di Umberto Cao e Stefano Catucci, Meltemi editore, 2001) il quale afferma:
"Negli ultimi anni il processo fin qui sommariamente esposto ( dal corpo organico allÇ edificio nellÇetà degli immateriali ) ha vissuto una fase ulteriore e in un certo senso estrema. La rete, insieme realtà telematica e metafora della sua stessa estensione, è diventata modello mentale attraverso il quale pensare il reale. La città diffusa è in sostanza un effetto conoscitivo della rete più che una realtà territoriale, così come è reticolare oggi lÇidea dello spazio urbano in quanto moltiplicazione inarrestabile di sinapsi comunicative ."
In questo contesto lÇarchitetto, liberato da regole gerarchicamente
ordinate, si riappropria di ogni strumento retorico e lessicale, occupando
il territorio di uno spazio nuovamente affabulatorio e sensuale,
senzÇ altro corrispondente alla 'generazione della rete'.
Architettura che si fa grafica
di Luigi Valente 02
L'architettura come simbolo.Cambia il concetto di "funzionalità" dell'architettura. Link
Nel'architettura passata (anche se non da molto) per funzionalità
architettonica si intendava il perfetto adempimento di ogni spazio progettato.
La nuova e ormai consolidata tendenza è quella di considerare
il termine "funzionalità" come un insieme di elementi che spesso
superano i confini del monumento stesso, dando forma ad un concetto che
racchiude tanti aspetti formali.
Esempio fondamentale è il Museo Guggenheim di Gehry che pur
non assolvendo a tutte le funzioni razionali e spaziali è certamente
funzionale alle esigenze progettuali che hanno voluto un monumento "simbolo"
efficace in tutti i suoi aspetti.
Il rischio (se di rischio si può parlare) è quello di
vedere in futuro un'architettura che sia funzione di se stessa o una "progettazione
funzionale al disegno". Come esempio valido si può assumere il design
di www.designgraphik.com <http://www.designgraphik.com> (imm.
allegata) che utilizza l'architettura come mezzo espressivo e dove si nota
l'utilizzo della "architettura funzionale al design", cioè un'architettura
che ha come unico scopo l'affermazione di se stessa.
Luigi Valente
di Alessandra Cicotti 02
LA STIRATURA E LE NUOVE PIEGHE DELLA MENTE
Ý
La stiratura può essere vista come metafora dei cambiamenti
antropologici della nostra società.????
Rispolverando le stanze della memoria mi sono ricordata di questa installazione
datata 1993 ad opera degli architetti Liz Diller e Ricardo Scofidio.
Mi sembrava interessante líidea di come un oggetto, la camicia, e il
suo uso allíinterno della quotidianità, potesse ben rappresentare
i cambiamenti della nuova sociètà contemporanea, che rifuggono
ogni schema pre-ordinato, prestabilito volgendo lo sguardo al caos, alla
casualità, allíinterattività di differenti livelli che abbracciano
campo dello scibile.
Líantica scacchiera metropolitana, trasposizione nel contesto urbano,
dei rigidi formalismi della città industriale, lascia il posto alla
era delle informazioni, degli ipertesti, della tecnologia nuova.
Si attua una nuova lettura delle facoltà percettive e motorie
del corpo umano, líesplorazione di nuovi linguaggi espressivi, líampliamento
della libertà di azione.
Bad Press prende in esame la stiratura, uníattività domestica ancora guidata da principi di economia del movimento progettata da ingegneri dellíefficienza a cavallo del secolo.
Nello stirare una camicia, ad esempio, con uno sforzo minimo è possibile ridarle forma trasformandola in uníunità bidimensionale e ripetitiva che occuperà uno spazio ridotto.
Lo schema standardizzato della stiratura "disciplina" sempre la camicia dandole forma piatta e rettangolare che trova il proprio posto allíinterno di sistemi ortogonali di esposizione degli oggetti: gli imballaggi, i display espositivi, i cassetti del comò, gli scaffali degli armadi o le valigie.
Una volta che líindumento sarà indossato porterà su di se i segni della logica ortogonale dellíefficienza.
Le pieghe parallele, gli angoli retti di una camicia pulita e stirata
sono diventati emblemi ricercati di raffinatezza.
Cosa succederebbe se líattività di stiratura si potesse liberare
dellíestetica dellíefficienza?
Forse gli effetti della stiratura diventerebbero rappresentazione dellíera
postindustriale e líimmagine del funzionale si tradurrebbe in dis-funzionale.