Graduation Thesis/Tesi di Laurea

 

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Antonino Saggio I Quaderni

Sapienza, Università di Roma, Facoltà di Architettura

 

Questo progetto fa parte della ricerca della Cattedra di Antonino Saggio
iniziata nel febbraio del 2016

UnLost Territories

***


IV

CAMP_US
Riqualificazione del blocco militare Cerimant a centro d'arte, all'interno dell'infrastruttura UNLost Line - Quartiere Prenestino.

Silvia Primavera


AA 16-17 Tesi Discussa il 26 ottobre 2017
Relatore Antonino Saggio

Roma presenta lungo le vie consolari un’importante rete infrastrutturale che dovrebbe mantenere in connessione tutta la città, ma che risulta inefficiente e poco valorizzata. Tale problema si va ad acuire all’interno del Quartiere Prenestino, che risulta essere scollegato dal resto del tessuto urbano, a tal punto da rendere indispensabile interventi di natura infrastrutturale.

All’interno di quest’area esistono diverse problematiche che creano disparità dal punto di vista sociale, culturale ed economico e che generano spesso rapporti conflittuali, che vedono da una parte i cittadini residenti delle aree interstiziali ed abbandonate, lasciati in balia di loro stessi, dall’altra citadini che abitano un tessuto iperdensificato, frutto di interventi della mano pubblica presto degradati o di edifici speculativi. Un vero e proprio "territorio di guerra" in cui realtà urbane contrapposte si fronteggiano su più livelli, non ultimo quello economico: lo dimostra lo schieramento di numerose attività commerciali lungo la Via Prenestina che si trovano a confrontarsi con realtà più umili e povere:A volte si tratta iniziative sociali a scopo benefico, come quella di Capitano Ultimo: una casa famiglia che accoglie otto ragazzi aventi le madri in carcere e che vive di una piccola microeconomia basata sulla ristorazione e l’artigianato. Epicentro di questa realtà molto complessa è il MAAM, Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz (Città Meticcia), che accoglie in sè entrambi i punti di vista: si tratta infatti dell'ex fabbrica Fiorucci abbandonata, occupata da alcuni anni a fini abitativi da famiglie italiane e straniere senza fissa dimora. Questa situazione si è trasformata con il tempo nel primo Museo Abitato d’Italia. All’interno di questo “strano” museo, l’arte diviene catalizzatore di processi virtuosi e forma di resistenza sociale e si pone come barricata a protezione degli abitanti che vivono al suo interno, costantemente minacciati da un’improvviso sgombero coatto da parte delle forze dell’ordine: un luogo dove arte e vita quotidiana si contaminano e generano così uno spazio poliedrico ed in costante evoluzione.

All’interno di questo contesto esiste proprio accanto al MAAM un’area di ben trentatré ettari, oggi completamente abbandonata ed usata come discarica di mezzi militari dismessi, ovvero l’Ex Caserma 8 CERIMANT, che dal 2010 rientra all’interno del protocollo firmato in Campidoglio tra il Comune di Roma ed il Ministero della Difesa. Un protocollo che intende risolvere la crisi del consumo di suolo mettendo a disposizione parte delle aree concesse per la costruzione di immobili militari che attualmente sono inutilizzati. Si tratta di un’inversione dello sviluppo che porterebbe al recupero di edifici dismessi e alla rivitalizzazione del territorio, per proporre in particolar modo strutture a carattere sociale e per le quali sono stati stanziati inizialmente circa 2,5 miliardi di euro. In data 8 giugno 2017 l'ex casema Cerimant viene finalmente ceduto al MICBAT (Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo) a seguito di molte proteste da parte dei cittadini che abitano i quartieri limitrofi. A tal fine vengono stanziati 40 milioni di euro con lo scopo di realizzare un centro dedicato alla promozione e al sostegno della creatività contemporanea. Un progetto dalle grandi aspettative che, tuttavia, coinvolge solo due degli edifici presenti all’interno dell’enorme lotto e con tempi di realizzazione molto lunghi.

Per dare una risposta unitaria alla duplice crisi che attanaglia il Quartiere Prenestino, è necessaria un’azione sinergica che operi sia a livello infrastrutturale sia a livello sociale, ma anche economico: nasce così la UNLostline, che rigenera il vecchio tracciato ferroviario presente all’interno dell’area dell’Ex Cerimant. Si tratta di un anello infrastrutturale di nuova generazione, ecologico, che vuole ricucire i tre grandi parchi presenti all’interno del territorio di Roma Est (il Parco di Centocelle, il Parco dell’Aniene ed il Parco della Mistica) e riconnettere il brano di città a ridosso di Via Tiburtina con quello più a sud di Via Casilina, per andare a costituire al tempo stesso un vero e proprio raccordo tra le linee metropolitane di Roma. Strutturata in un attento cronoprogramma che porterebbe alla sua realizzazione nell’arco di dieci anni, la UNLostLine collega le diverse aree presenti all’interno del progetto UNLostTerritories, per creare un costante scambio di informazioni tra le diverse attività proposte nei progetti e creare connessioni tra il tessuto cittadino esistente e le nuove realtà che vanno pian piano a costruirsi, donandogli nuova vita. Il primo tratto prevede una fermata proprio all’interno dell'area descritta dalla ex caserma Cerimant, in virtù della presenza limitrofa di importanti strutture sanitarie a livello regionale, come il Campus Biomedico, specializzato in radiologia ed oncologia, con diverse strutture dedicate alla ricerca e ai laboratori di sperimentazione e l’American Hospital, una struttura sanitaria polispecialistica che ha adottato tecniche di avanguardia dal punto di vista tecnologico per la strumentazione diagnostica, la terapia medica e la chirurgia.

L’area di studio, collocata in una posizione strategica per la vicinanza con il MAAM e le sue attività strettamente legate all’arte e all’incontro con “il diverso”, diventa fondamentale per ricollegare la vicina Via Prenestina, posta a Sud, con la Via Collatina a nord, con la creazione di un raccordo pedonale e ciclabile con l’infrastruttura di nuova generazione ed il trasporto su gomma. CAMP_US trasforma l’ExCerimant da barriera impenetrabile in fondamentale passaggio tra le diverse parti del quartiere, attraverso un sistema di flussi che innervano il vecchio presidio militare in ambiti naturalistici dedicati allo sport, alla salute, all’istruzione e all’arte, un parco che, al pari di una cellula, dona nuova linfa ad un territorio che rischia di soccombere a causa della mancanza di un elemento ordinatore capace di organizzare virtuosamente le diverse realtà urbane presenti. Tale processo non coinvolge solo le realtà limitrofe, ma anche diverse preesistenze interne all’area di progetto, in particolare due capannoni dismessi, di possibile attribuzione all’Ex scuola Nervi, e che si fanno qui incubatori di un programma di mixitè, che accoglie attività didattiche di carattere professionale dedicate all’enogastronomia e alla sanità. In tal modo CAMP_US si propone non solo come supporto logistico ed economico ai principali enti sanitari locali, ma offre importanti opportunità di integrazione a quelle realtà sociali meno fortunate, tramite la realizzazione di una casa famiglia di nuova generazione, che vuole dare ai ragazzi l’opportunità di formarsi a livello professionale e costruirsi in questo modo le basi per affrontare un futuro ricco di molteplici possibilità. A questo si aggiungono anche spazi destinati al progetto Dynamo Camp, un camp di Terapia Ricreativa, primo in Italia, appositamente strutturato per ospitare gratuitamente e per periodi di vacanza e svago bambini e ragazzi malati, in terapia o nel periodo di post ospedalizzazione, e che attualmente non trova sede a Roma.

Un programma così complesso rende necessario la progettazione di uno spazio fluido, capace di integrare le diverse utenze, i cui flussi vengono amministrati dalla matrice stessa del parco come se fosse una vera e propria propagazione biologica che garantisce alti livelli di permeabilità di percorrenza. Tema di approfondimento compositivo ed architettonico è il Centro dell’Arte e della Cultura, edificio di nuova costruzione che si colloca vicino alla piazza centrale, cuore pulsante del parco e sede di molteplici attività sociali. Percorrendo il largo viale che dalla fermata della UNLostLine raggiunge l’edificio, ci si trova d’innanzi ad un volume dalla forma allungata, che si staglia come barriera a protezione delle realtà private collocate all’interno dei capannoni, ma allo stesso tempo convoglia al suo interno i principali flussi, divenendo pertanto una percorrenza fondamentale per raggiungere le altre attività del parco. Il tema dell’arte, seguendo l’esempio del Maam, diviene importante per ricucire gli strappi di natura sociale all’interno del territorio, in virtù della capacità intrinseca dell’arte di essere linguaggio universale: in merito a queste considerazioni, il Centro dell’Arte e della Cultura propone al suo interno una serie di attività legate alla musica, all’arte, alla danza e al teatro. Vi trovano spazio anche aule di formazione linguistica, che possano essere di ausilio a stranieri per imparare la lingua italiana, ma anche agli italiani che desiderano apprendere una seconda lingua. La struttura si articola in tre livelli, di cui il piano terra rappresenta lo spazio in cui si concentrano i maggiori flussi ed attività, comprensivo di una grande area espositiva e polivalente, capace di accogliere spazi per il relax, lo studio ed il semplice svago. Il grande patio verde interno permette alla luce di raggiungere le aule poste nel piano interrato e limitrofo alla piazza, e convoglia l’illuminazione prodotta dai lucernai posti sulla copertura, orientati tutti verso sud.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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L'Arca # 278 , International Architectural magazine published the strategy of the Urban Green Line and this this project-

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