Graduation Thesis/Tesi di Laurea

 

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Antonino Saggio I Quaderni

Sapienza, Università di Roma, Facoltà di Architettura

 

Questo progetto fa parte della ricerca della Cattedra di Antonino Saggio
iniziata nel febbraio del 2016

UnLost Territories

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LightHouse
Centro sperimentale per l'autonomia del disabile visivo e
la sensibilizzazione del normovedente

Claudia Biancareddu

AA 18-19 Tesi Discussa il 25 ottobre 2019
Relatore Antonino Saggio

 

Localizzato all’interno del progetto urbano UnLost Territories, LightHouse è un Centro sperimentale per l’autonomia del disabile visivo e la sensibilizzazione del normovedente. Il progetto affronta la crisi della sempre più larga parte della popolazione che affronta problemi visivi, in diretto rapporto alla crescita percentuale della popolazione anziana. La disabilità visiva viene vista in questo caso non come un assoluto, ma come un progressivo allargamento negli anni della zona grigia che avvicina alla cecità. Da una parte il Centro affronta temi di assistenza ed educazione a questa condizione, dall’altra opera anche per i normovisivi aumentandone la sensibilità a questa condizione.

L’area in cui il progetto si insedia si relaziona con la cerniera del doppio anello infrastrutturale della UnLost Line. Si trova infatti in diretta adiacenza con la prima stazione progettata lungo l’infrastruttura l’ART/station e in prossimità della Prenestina Bis. Il progetto si può concettualmente dividere in due aree anche se strettamente integrate. La prima è il parco che è pensato per i cittadini di tutte le età del quartiere e con qualsiasi condizione di disabilità ma anche per i cittadini con disabilità visiva. Il concetto di “potenziamento” ne è alla base. Vuol dire che mentre uno spazio o un oggetto per un normovisivo ha una condizione data, per il disabile visibile esso si carica di molti ulteriori segnali
Il parco diventa quindi un progetto ricco di elementi potenziati, in cui ogni oggetto diventa strumento attraverso il quale il disabile visivo può orientarsi tramite la sovrapposizione di più canali informativi: visivo, sonoro e tattile. L’idea principale è riprendere le metodologie della memorizzazione del disabile visivo, che si basano sulla ripetizione ordinata di elementi e l’esaltazione del tatto e dell’udito, quali strategie di orientamento spaziale a breve e a lunga distanza. Gli elementi del parco sono strutturati in maniera tale da rispondere a un ordine e ad una sequenza precisa, che può essere oggetto di costruzione di una mappa mentale facilmente memorizzabile. Il punto e la linea, segni alla base della costruzione del codice Braille e dei percorsi a terra in rilievo, diventano in particolare un ideogramma potenziato, non solo come esercizio compositivo per la progettazione, ma anche quali elementi ripetuti (sfruttando la strategia della memoria sequenziale) ai quali attribuire la strategia sensoriale: la tattilità totemica al punto e l’orientabilità sonora alla linea.
La seconda parte del progetto è l’edificio del centro vero e proprio che è basato su un programma di mixitè che si basa su due grandi tematiche: la sensibilizzazione del normovedente e l’autonomia del disabile visivo.
Architettonicamente il centro si sviluppa in sezione su tre grandi livelli e temi: il piano interrato è interamente dedicato agli eventi di sensibilizzazione e in particolare alla sperimentazione al buio, con locali dedicati alla ristorazione, alle conferenze e alle mostre che si affacciano su uno spazio comune; il piano terra, di interazione tra parco e la Lighthouse in cui sono presenti una caffetteria e una struttura rialzata dedicata alla residenza temporanea di prima assistenza rieducativa e che serve per apprendere tecniche di orientamento interno agli ambienti casalinghi; infine, un piano sopraelevato dedicato all’autonomia del disabile visivo che viene strutturato con un percorso per lo studio dell’orientamento e l’acquisizione dell’autonomia motoria, attraverso aule studio per gli ausili necessari all’apprendimento e laboratori creativi sensoriali riconfigurabili.
ne nasce un progetto innovativo sia dal punto di vista del programma che delle morfologie che può essere di ausilio per affrontare il problema della disabilita visiva fuori da edifici specialistici, ormai appartenenti ad una logica punitiva del passato.



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Tizano Tamburri


AA 16-17 Tesi Discussa il 27 gennaio 2018
Relatore Antonino Saggio